Oltre l’atmosfera per la ricerca medica: la Canapa va nello spazio
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Febbraio 2019. A 400 km di distanza dal nostro pianeta, la Canapa inizierà il suo viaggio attorno all’orbita terrestre per raggiungere la Stazione Internazionale della NASA (ISS), allo scopo di studiare le reazioni della pianta in assenza di gravità.

Spieghiamo meglio: mancando l’elemento gravitazionale, caratteristico dell’habitat nel quale è abituata a crescere, la Cannabis dovrebbe essere in grado si sviluppare degli elementi che l’aiuterebbero ad adattarsi alle diverse condizioni. Dei composti che da poter utilizzare poi per la creazione di nuove medicine.

Quando le piante sono stressate utilizzano il bacino genetico per produrre composti che consentano loro di adattarsi e sopravvivere”.

Così spiega Joe Chappell, componente della squadra Space Tango, specialista nello sviluppo e nella progettazione di farmaci.

La pianta conosce  già diversi impieghi nel trattamento di numerose patologie e dei sintomi ad essi collegati. Ma gli studi non si arrestano, e ora si pensa pure di sfruttare lo spazio per trovare utili novità e, ci si augura, innovativi principi farmacologici da sviluppare per percorsi terapeutici.

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Veggie: il primo esperimento di coltivazione a gravità zero

Nel 2014 la NASA sperimenta il Vegetable Production System. Detto più familiarmente Veggie. Un sistema di coltura delle piante a gravità zero. Nello spazio. Perché? Per poter offrire agli astronauti una risorsa di cibo nutriente e sostenibile e una fonte di svago e relax attraverso la pratica del giardinaggio. Per distrarre la mente. Un modo inoltre per capire come i vegetali possano crescere in un ambiente senza peso e come di conseguenza si adattano e comportano.

Il progetto di spedire la Cannabis nello spazio non è dunque un esperimento che parte da zero. Già lattughe, cavoli e altri vegetali vengono da qualche anno coltivati fuori, molto fuori, dall’ecosistema terrestre. La novità è che ora, a salire sopra razzi mandati in orbita, è la pianta dalle foglie a cinque punti. E lo fa per servire, ancora una volta, alle esigenze delle persone. Una pianta dal potenziale così elevato a cui anche la NASA ricorre.

NASA e Canapa, una storia iniziata già nel 2016

Ma non è questo il primo progetto che avvicina l’agenzia spaziale americana all’erba più famosa del mondo. Già nel 2016, il colosso statunitense aveva indetto una ricerca per un curioso lavoro. Tendenzialmente si trattava di trovare persone che si prestassero a un esperimento. Promettendo una lauta retribuzione, si cercava chi sarebbe stato disposto a trascorrere due mesi della propria vita sdraiato su un letto assumendo Cannabis.

Il punto era quello di creare condizioni simili a quelle degli astronauti. Partecipare al Rest Studies significava stare in posizione supina per circa 70 giorni. Un esperimento che si prefiggeva di individuare le modalità di conservazione dell’integrità fisica di chi viene spedito nello spazio.

Perché si richiedeva di introdurre Cannabis nell’organismo? Per ricreare la condizione di rilassamento muscolare tipica di una dimensione in cui manca la forza di gravità. Alla fine del test, sarebbero state prese in esame le condizioni  e i cambiamenti del corpo a livello cardio-circolatorio e muscolo-scheletrico. Per alcuni forse un incubo, per altri magari un sogno. Sicuramente una sperimentazione utile, per quanto l’offerta di lavoro sia stramba, per il progresso nel campo dell’esplorazione extraterrestre e della tutela di chi vive dell’ebbrezza di scoprire lo spazio.

Scopriamo che la Cannabis è protagonista anche quando si parla di spedizioni nello spazio.

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